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Quando si diventa genitori di un bambino con disabilità

Diventare genitori di un bambino con disabilità

Oggi parleremo con la dott.ssa Paola Farina psicoterapeuta e psicologa cosa può accadere quando si diventa genitori di un bambino con una disabilità.

Dott.ssa Farina, lei ha parlato di un cambiamento che avviene nella coppia genitoriale che passa dal bambino ideale al bambino reale. Ce lo può spiegare?

La decisione comune di avere un figlio è sempre preceduta dal desiderio che pervade tutto il periodo dell’attesa. Un bambino prima di essere concepito, viene desiderato, pensato, poi immaginato.

La maternità e la paternità corrispondono alla forma più speciale di attesa. Tale attesa è legata anche ad una quota di incertezza, determinata dal fatto che, sebbene appartenga al ventre materno, il nascituro non è ancora conosciuto.

L’attesa di un figlio è fatta di pensieri, di sogni, di fantasie, di aspettative e di fantasmi.

Accanto ad un tempo biologico dell’attesa di un figlio, che si conclude con il parto, esiste un tempo psicologico di gestazione, non quantificabile, in cui la mente di ciascun genitore, comincia ad aprirsi a scenari inesplorati e ricchi di emozioni e sensazioni mai sperimentate prima.

È in questo momento che si delinea il bambino immaginario ma non ancora nato e iniziano le fantasie su di lui: sarà maschio o femmina?Sarà sano? A chi somiglierà?

Questo dipende dal fatto che ogni genitore si costruisce un’immagine di un figlio?

Entrambi i genitori cominciano ad immaginare il bambino sia fisicamente che caratterialmente attribuendo piccole aspettative al bambino. Ad esempio sperando che abbia gli occhi della mamma, il carattere del papà, la dolcezza dei nonni e tanto altro.

Si iniziano a costruire delle prime fantasie basate sull’esperienza personale e familiare vissuta, ma anche basate sul condizionamento sociale e culturale che appartiene ad ogni persona.

Tutti i genitori hanno un’immagine di un figlio. Questa immagine è frutto della propria storia, del proprio mondo interiore. Le fantasie che si attivano li riportano a rivisitare  la  loro  infanzia, i loro desideri di bambini, le aspettative di  allora, i rapporti con  i loro genitori. In questa struttura immaginaria che lo precede, verrà a collocarsi il bambino nuovo ma già antico nelle fantasie dei genitori. Questo è un processo inevitabile.

Una volta abbiamo letto che esistono tre bambini: il bambino della mente, il bambino del cuore e il bambino reale.

Esatto. Selma H. Fraiberg, psicoanalista statunitense, distingue tre bambini: il bambino della mente, cioè un figlio che si costruisce nella mente del genitore sulla base dei propri “fantasmi” inconsci; il bambino del cuore, che coinvolge i genitori e le loro famiglie di origine nel progetto affettivo; e infine il bambino reale, che con la sua presenza concreta comporta un ridimensionamento e  per alcuni aspetti una disillusione.

Il bambino reale attiverà una trasformazione straordinaria nel genitore. Lo maturerà, lo porterà a separarsi psicologicamente dai propri genitori, perfezionando quell’identità personale e di genere in perenne costruzione.

Quando il figlio che nasce ha una disabilità, mamma e papà si trovano a dover affrontare qualcosa di inaspettato, ignoto, qualcosa che nell’immaginario non si era creato, qualcosa che non avevano desiderato. Si trovano a contatto con un ignoto da conoscere, perché spesso la diagnosi non è immediata: per loro l’attesa non finisce con la nascita ma si prolunga fino a quando nei momenti successivi, più o meno brevi, sarà possibile accertare e diagnosticare la condizione con la quale il figlio è nato.

Cosa può accadere al momento della diagnosi?

Il momento della comunicazione della diagnosi è ovviamente il più critico, con un effetto dirompente sugli equilibri personali e familiari; un momento molto difficile nella vita delle persone perché rende difficoltoso per i genitori immaginarsi un futuro e anticipare ciò che potrà accadere, soprattutto quando si tratta del primogenito (Farber, 1986).

La notizia della disabilità è il tempo da cui prende vita una nuova realtà familiare; molte domande affollano la mente dei genitori, specialmente riguardo al loro futuro e al futuro del loro bambino, con la sensazione che nulla possa essere più simile a prima.

Bicknell (1983) in un suo primo paper ha tentato di delineare le fasi attraverso le quali si arriva all’elaborazione di tale lutto: dallo shock al dolore iniziali si genererebbero sensi di colpa e rabbia, fino ad arrivare a una fase di trattativa, la quale sfocerebbe in un’accettazione del problema e nell’elaborazione di un progetto. Nei genitori, in modo più o meno cosciente, potrebbero insorgere in questa prima fase atteggiamenti contrastanti (Cigoli, 1983; Dawin et al., 1991).

Quali tipologie di atteggiamenti contrastanti possono sorgere?

Per esempio, può emergere un attaccamento eccessivo e di iperprotezione al figlio con disabilità, che li conduce ad una dedizione assoluta e indiscriminata. Questo può avvenire a spese del benessere di sé stessi e degli altri membri della famiglia (Crnic, Friedrich e Greenberg, 1983; Landman, 1979).

Oppure può avvenire il rifiuto che porta il genitore a proiettare il problema verso l’esterno e a correre da uno specialista all’altro nel tentativo di cercare diagnosi nuove e diverse. Molti parlano di processo di “autoinganno” che ha spesso la funzione di creare una pausa, necessaria per ricostruire il loro equilibrio interiore, messo a dura prova.

Accompagnare la famiglia nella capacità generativa

E’ importante che questa genitorialità ferita venga sostenuta e aiutata nell’elaborazione della discrepanza tra il bambino reale e il bambino desiderato.

Di vulnerabilità è intessuta tutta l’esistenza umana, ma alcune esperienze mettono le persone in una condizione e situazione di vulnerabilità maggiore rispetto ad altre. La disabilità di un figlio fa parte di queste esperienze.

Quando si diventa genitore di un bambino con disabilità, la famiglia ha bisogno di essere accompagnata e sostenuta nella propria capacità generativa. La famiglia è quel contesto dove i bambini  incontrano adulti responsabili e significativi che si prendono cura di loro, che li amano e che promuovono crescita e autonomie.

La vulnerabilità caratterizza l’esperienza di tutti i genitori, e non solo quella delle madri e dei padri con figli che hanno una diversità. La possibilità di trasformare la vulnerabilità in un processo di cambiamento e di apprendimento (individuale, familiare e della comunità) è un passaggio che tutti possono sviluppare.

Quali sono gli strumenti per accompagnare i genitori di un bambino con disabilità?

Nei punti nascita e nei punti diagnosi, ci dovrebbe essere una formazione per medici e genetisti nonché materiali informativi alle famiglie. Ogni volta che si diventa genitore di un bambino con disabilità o che una famiglia riceve una diagnosi prenatale è importante che si comunichi con le parole più opportune. Ogni genitore deve ricevere tutte le informazioni utili perché possa affrontare meglio le scelte di vita.

Inoltre, compito delle istituzioni, è quello di aiutare i neogenitori a ricostruire un’immagine desiderante verso il loro bambino, in modo da garantire sin dagli esordi la costruzione sana di un legame affettivo.

Paola Farina

La Dott.ssa Paola Farina è una Psicologa-Psicoterapeuta specialista in psicoterapia psicoanalitica ad indirizzo psicodinamico. Lavoro da quindici anni come psicologa psicoterapeuta libero professionista. Effettuo diagnosi, consulenze psicologiche, colloqui psicologici di sostegno e psicoterapie rivolte a adulti, bambini, adolescenti, e coppie (coniugali e genitoriali). Consulenza e supervisioni ad istituzioni e gruppi: Scuole, Unità territoriali, Dipartimenti di Salute Mentale, Servizi Materno – infantili, Cooperative private etc.

Anche Paola è una LinkAbler e la trovi su: https://platform.linkabili.it/